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Introduzione
Livello: Settore
Denominazione: Corsica
Numero delle unità: 692
Anni estremi: 1451-1741
Composizione: n. 13 serie
Denominazione delle serie: Normativa; Atti legali e giudiziari; Contabilità generale; Aiaccio; Balagna; Bastia; Bonifacio; Calvi; Portovecchio; San Fiorenzo; Oltremonti; Corrispondenza; Altro
Ordinamento: le unità sono ordinate per serie

L’isola di Corsica fu, tra i possedimenti coloniali dello stato genovese, quello più cospicuo per popolazione e dimensione, ma anche il più turbolento. Sebbene i genovesi fossero presenti nell’isola dal sec. XII, fu soltanto nel 1358 che il popolo corso, sollevatosi contro la nobiltà feudale,offrì la signoria dell’isola a Genova che iniziò a governarla, ma tra crescenti contrasti alimentati da ambizioni esterne, feudatari rissosi e popolazioni scontente.
Con la speranza di porre fine a una rovinosa anarchia, nel 1453 l’assemblea generale delle popolazioni corse deliberò di darsi liberamente all’ufficio di San Giorgio che, ottenuto il consenso del governo, accettò l’offerta. Il 21 maggio 1453 il governo della Repubblica, considerate le enormi spese richieste dalla pericolosa congiuntura politica in cui si trovata invischiata, angosciata dall’assedio di Costantinopoli, informata che truppe aragonesi avevano già occupato alcuni tratti dell’isola, trasferì alla Casa di San Giorgio la potestà e ogni diritto giurisdizionale sull’intera isola, con le sue città, borghi, terre, castelli, fortezze, pascoli, boschi, fiumi, introiti fiscali di ogni genere, ecc., in modo che i comperisti potessero disporne come meglio credessero. L’ufficio, dal canto suo, si impegnò a provvedere alla difesa militare e marittima, a liberare le zone occupate dagli aragonesi ed a comperare da Abramo Campofregoso tutto il territorio che ancora possedeva nell’isola o su cui vantava diritti giurisdizionali (Bastia, Biguglia, Corte e San Fiorenzo) per la somma di L. 8.500 più L. 418 per le munizioni da lui consegnate. In giugno, dopo aver stipulato alcune speciali convenzioni, i corsi giurarono fedeltà al nuovo signore.
Pochi anni più tardi, anche per gli abusi compiuti dai governatori inviati dall’ufficio, vi furono nuove sollevazioni e occupazioni di terre e fortezze, prima ad opera dei feudatari di Casa d’Istria e poi del Campofregoso; così, quando nel 1464 Genova si diede a Francesco Sforza, la Casa di San Giorgio ritenne conveniente rimettergli il possesso dell’isola dietro pagamento di un modesto censo e conservando solo Calvi e Bonifacio.
Per circa vent’anni l’isola rimase sotto l’amministrazione sforzesca, durante la quale Tommasino di Campofregoso riuscì a impadronirsi di una parte dell’isola e ne ottenne l’investitura dalla duchessa di Milano; il suo malgoverno suscitò nuove ribellioni che alla fine riuscirono ad averne ragione nel 1483 ed egli non ebbe altro scampo che vendere ai Protettori per 2.000 ducati d’oro tutti i diritti che ancora possedeva nell’isola. In tal modo l’ufficio delle compere riebbe la signoria dell’isola, anche se occorsero alcuni anni per spegnere le residue insurrezioni e riprenderne interamente il possesso.
Nonostante l’istituzione nel 1491 di uno specifico organo deputato alle cose dell’isola (Officium deputandum ad res Corsice), non si trattò mai, in ogni caso, di possesso pacifico, minato come fu da episodi di malgoverno e corruzione all’interno, da frequenti scorrerie di corsari barbareschi e da ultimo dalla sollevazione generale dell’isola sotto la guida di Sampiero di Bastelica, appoggiato dai francesi. Dopo la pace di Cateau Cambrésis, abbandonato dagli antichi alleati ma con l’aiuto di Cosimo dei Medici e dei Barbareschi, Sampiero continuò la resistenza e la Casa di San Giorgio, che da dieci anni spendeva somme ingenti per riprendere il controllo totale dell’isola, preferì rinunciarvi nel 1562. [1]


Giuseppe Felloni




[1] Archivio di Stato di Genova (A.S.G.), Manoscritti della biblioteca, n. 125 (ora 411,00125), Instrumenti di conventioni fatte fra’ la Serenissima Repubblica di Genova e la Casa Illustrissima di S. Giorgio dall’anno 1408 sino al 1562 a’ 9 giugno, ad uso dell’ill.mo sig.r Tomaso Fransone, cc. 26-33 e 64; Manoscritti, membranaceo XXVII (ora 412,00027, già pand. n. 3, n. 39], Contractuum 1476 in 1499. C, cc. 58-61; ibidem, pand. n. 18, n. 607.00.625 (ora 18,607002265), pp. 34’-40’. Per una buona sintesi v. E. Marengo – C. Manfroni – G. Pessagno, Il Banco di San Giorgio, Consorzio autonomo del porto, Genova 1911, A. Donath, pp. 495-506.