> DEBITO PUBBLICO

Introduzione
Livello: Area
Denominazione: Debito Pubblico
Numero delle unità: 10082
Composizione: n. 4 settori
Denominazione dei settori: Compere di San Giorgio; Comperette; Monte paghe e conservazione; Compere diverse
Ordinamento: le unità sono ordinate per settore

Anche in passato, nella vita degli stati il debito pubblico costituiva la via di uscita preferita da un’emergenza dispendiosa, fosse costituita da guerre, carestie, epidemie, cataclismi naturali. Se voleva evitare una gravosa ed impopolare imposta patrimoniale, solo con un prestito lo stato poteva superare i limiti del bilancio ordinario e procurarsi una massa supplementare di denaro adeguata alle necessità.
La gamma tipologica dei prestiti pubblici era molto estesa e variava a seconda degli accordi raggiunti dallo stato debitore e dai privati creditori per conciliare le rispettive esigenze. Le variabili che sottostavano (allora come oggi) alle diverse forme del debito pubblico erano essenzialmente tre: il termine del rimborso, la rimunerazione del capitale o interesse e le garanzie offerte dallo stato per il pagamento degli interessi e l’eventuale rimborso del capitale. Nello stato genovese, per diversi secoli, la forma usuale di debito pubblico fu la compera, che presentava i connotati di un censo consignativo e che si diffuse anche altrove con nomi diversi (monte, deposito, rente, annuity); consisteva nell’acquisto da parte del privato mutuante di un reddito fiscale (che fungeva da interesse variabile e pegno del rimborso), in cambio di un prezzo che egli versava allo stato (il capitale). In seguito si affermarono altri tipi di debito pubblico che rispondevano a esigenze nuove e che gli stati cercarono di rendere più graditi ai creditori per quanto riguardava la certezza del rimborso, le sue modalità e la stabilità dell’interesse.
Il nucleo principale dell’area è quello delle compere riunite sotto l’amministrazione dell’Ufficio di San Giorgio; inoltre vi sono compresi i registri delle comperette, amministrate dal medesimo ufficio e rimunerate con un interesse fisso, e alcuni altri prestiti concessi alla Repubblica nel corso del tempo.
In passato la documentazione sul debito pubblico esistente nell’archivio della Casa era più consistente. Quando si procedeva ad una riforma del debito pubblico, infatti, la compera unificata subentrava legalmente - nei rapporti con i terzi - alle compere in essa confluite e ciò implicava la consegna al nuovo organismo dell'intero loro archivio: titoli di legittimazione, leggi, privilegi, atti notarili, matricole dei creditori, libri contabili, ecc. Così, al momento della sua istituzione e del successivo assorbimento delle compere residue, la Casa di San Giorgio ricevette tutto il materiale delle compere ad essa aggregate (che a causa dell'incendio del 1339 inizia in pratica nel 1340), incluso quello di pertinenza statale su cui esse avevano il controllo. La cura di queste carte (in gran parte registri) fu unita a quella delle scritture ben più numerose prodotte dalla gestione corrente e tale rimase ben oltre la vita dell’ente, sino al riordinamento del tardo Ottocento. In tale circostanza, dall’antico archivio furono staccate alcune decine di registri di varia natura (tra cui quelli dei beni arcivescovili dal 1383 in poi) e circa 2800 altri pezzi (riguardanti per la maggior parte il debito pubblico anteriore a San Giorgio) che, selezionati con criteri discutibili e non rigorosi e integrati con pezzi estranei, furono eretti in due corpi a se stanti, gli odierni fondi « Compere e mutui » e « Antico comune ».


Giuseppe Felloni