> BANCHI E TESORERIA

Introduzione
Livello: Area
Denominazione: Banchi e tesoreria
Numero delle unità: 8836
Composizione: n. 8 settori
Denominazione dei settori: Banchi di numerato e a termine; Banchi di numerato; Banchi in moneta specifica; Banchi in moneta corrente; Banchi in moneta di permesso; Banchi correnti; Tesoreria; Miscellanea
Ordinamento: le unità sono ordinate per settore

Durante quasi tutta la sua esistenza la Casa di San Giorgio effettuò anche operazioni bancarie di carattere pubblico, autorizzate dalle autorità statali e svolte a beneficio di tutti gli operatori della piazza genovese; l'unica eccezione fu la parentesi 1445-1530, in cui esse ebbero forme più semplici e furono circoscritte a coloro che avevano rapporti d'affari con la Casa (stato, creditori di luoghi o dei loro proventi, debitori di imposte, fornitori di beni e servizi, ecc.).
In tempi normali le operazioni consistevano essenzialmente nell'accettazione e rimborso di depositi in moneta effettiva, nel trasferimento di partite tra conti diversi in relazione ad affari conclusi tra i rispettivi titolari, nella concessione di crediti allo stato, alle magistrature pubbliche, agli appaltatori delle imposte e a privati.
L'attività era esercitata mediante i "banchi", che erano materialmente rappresentati da altrettanti tavoli posti nel palazzo di San Giorgio, [1] erano serviti di solito da due notai ed avevano la loro memoria documentaria in due libri contabili, uno per ciascun scrivano: il giornale (manuale) ed il corrispondente mastro (cartularium), che ben presto cominciò ad essere corredato di rubrica dei conti (pandeta) ; inoltre l'uno o l'altro notaio poteva tenere occasionalmente un notulario od un brogliaccio per annotarvi procure di creditori a favore di terzi, appunti vari, minute di calcoli, ecc. I registri fondamentali erano il giornale ed il mastro, che si identificava con il banco stesso, [2] coprivano periodi di durata annuale o semestrale, a seconda del numero minore o maggiore delle scritture, ed erano tenuti in partita doppia, con una cura formale più evidente per i cartulari, specie nei primi decenni del sec. XV. Nei mastri il dare e l'avere di ciascun conto erano impostati inizialmente su due colonne affiancate della stessa pagina e le carte erano numerate con il criterio recto-verso. In seguito si introdusse una nuova disposizione, che dominò incontrastata dal sec. XVI in poi ed era basata sulle due pagine affrontate, la sinistra per il dare e la destra per l'avere, con una cartulazione del tipo sinistra-destra; in ambedue i casi, il numero della carta serviva a reperire il conto all'interno del mastro e di norma era sempre indicato nelle contropartite e nel giornale.
Poiché molte operazioni travalicavano la durata dell'esercizio, i mastri iniziavano di regola con un conto riepilogativo di apertura chiamato (Introitus),che raccoglieva i residui del mastro precedente, e con i conti aperti ai singoli titolari dei residui stessi, ove erano registrate le relative contropartite; analogamente, i saldi di fine esercizio confluivano in un conto di chiusura (Exitus), che serviva da ponte per il loro trasferimento nel libro successivo. Questa struttura si consolidò gradualmente nel primo Quattrocento e venne sistematicamente adottata nel periodo successivo; la mancanza dell'Introitus o dell'Exitus. che si riscontra in qualche mastro, è dovuta alla caduta accidentale del fascicolo iniziale o finale, destinato a tale conto, od anche ad una scorrettezza del notaio, che trasferì i saldi dei singoli conti da un mastro al successivo senza passarli per i conti riepilogativi.
Un aspetto delicato della gestione dei banchi era costituito dal controllo delle scritture, che era affidato ad altri notai deputati ad hoc e consisteva nella spuntatura delle partite segnate nel giornale e nel mastro, nella verifica dell'eguaglianza tra i saldi finali Dare ed Avere del cartulario con l'iscrizione a pareggio dell'eventuale differenza (bilancium), e nella redazione di bilanci di verifica a date intermedie dell'esercizio; tali operazioni cominciarono ad essere effettuate con regolarità nel 1585, come risulta dalle certificazioni poste nelle pagine finali dei singoli mastri.
Ciascuno dei numerosi banchi stabiliti nella Casa di San Giorgio aveva caratteristiche proprie e distintive per quanto riguarda le operazioni che vi si potevano o dovevano svolgere e, soprattutto, per quanto si riferisce all'unità di conto usata ed alla sua equivalenza metallica. A parte gli aspetti tecnico-finanziari, la cui analisi esula da queste note introduttive, l'elenco dei banchi istituiti nel corso dei secc. XV-XVIII può essere così sintetizzato:

1) Banco primo in numerato ed a termine eretto nel 1408, a cui si aggiunsero nel 1440 un secondo ed un terzo banco; la loro attività ebbe termine nel 1445.

2) Banco primo e secondo in numerato, in funzione rispettivamente dal 1531 al 1630 e dal 1539 al 1805.

3) Banchi in monete specifiche, di cui si hanno cinque tipi diversi:
a) Banco in moneta d'oro, aperto nel 1586 ed attivo sino al 1756, epoca dalla quale le operazioni furono limitate alla gestione delle partite preesistenti.
b) Banco in scudi d'argento, in esercizio dal 1607 al 1756, allorché fu sottoposto al medesimo regime del precedente.
c) Banco in reali, istituito nel 1625 ed operante sino al 1756, quando anche la sua amministrazione fu ristretta ai residui.
d) Banco in zecchini,istituito nel 1751 e durato sino al 1762.
e) Banco in doppie e lisbonine, attivo dal 1751 al 1756.

4) Banchi primo (dal 1675), secondo (dal 1676), terzo (dal 1715) e quarto (dal 1739) in moneta corrente; la sospensione dei loro pagamenti nel 1746 ed il consolidamento dei depositi nel 1751 sfociarono nel 1762 nella soppressione dei quattro banchi e nella loro sostituzione con altri simili ma con nomi leggermente diversi (“banchi correnti”).

5) Banchi primo e secondo in moneta di permesso, aperti rispettivamente nel 1751 e 1752 e chiusi entrambi nel 1763.

6) Banchi primo (dal 1748), secondo (dal 1755) e terzo (dal 1760) correnti, tenuti inizialmente come “conti a parte” dai notai dei banchi in moneta corrente e dopo la soppressione di questi ultimi (1762) rimasti in funzione con l’aggiunta di un quarto banco (dal 1765) sino al 1804-1805.

I libri prodotti dai notai dei banchi suddetti (mastri, rubriche, giornali, notulari, brogliacci) e le scritture da loro ricevute (mandati di pagamento e di giro, procure a favore di terzi ed altri atti di legittimazione) costituiscono una massa documentaria imponente, sopravvissuta nella quasi totalità. Per esigenze di chiarezza ed omogeneità, la sua descrizione viene effettuata distintamente per i vari banchi, seguendo l'ordine cronologico della loro istituzione; per ciascun banco, si elencano dapprima, anno dopo anno, i mastri, le loro rubriche ed i giornali corrispondenti, quindi i notulari ed infine le filze di atti sciolti.


L’ultimo settore dell’area è stato riservato al servizio di tesoreria, ossia al servizio di incassi e pagamenti per conto dell’Ufficio di San Giorgio. Nonostante l’ampio ricorso alla moneta di banco e a quella di paghe, l’ente non poté mai esimersi dall’uso della moneta metallica, di cui affidò il maneggio al cassiere dei banchi sino al 1445 e dal 1531 in poi. Nell’intervallo, quando non v’erano banchi aperti, la gestione della cassa fu affidata inizialmente a due Precedenti e in via sussidiaria ad un notaio che dal 1455 ne ebbe l’investitura ufficiale; nei mastri generali dell’Ufficio dei Protettori gli è attribuito il titolo di depositarius Officii Sancti Georgii, poi di depositarius et capserius e infine di capserius comperarum, appellativo assunto dal cassiere dei banchi aperti dal 1531 al 1625.
Al cassiere, che dal 1634 - per non essere confuso con quelli delle gabelle - ebbe la qualifica di tesoriere, spettava inoltre la gestione dei biglietti di cartulario, titoli di credito nominativi da lui emessi a richiesta di un creditore di banco o dietro versamento di contante, trasferibili con girata avanti il notaio e pagabili a vista. Anche questa documentazione, di corposa consistenza, è naturalmente inserita tra quella della tesoreria.


Giuseppe Felloni



[1] Secondo la pianta riprodotta dal Cuneo (Memorie sopra l'antico debito pubblico, mutui, compere e Banca di S. Giorgio in Genova, Genova, 1842, tav. III) e riferibile agli ultimissimi anni di vita dell'istituto, i quattro « banchi » (nel senso di tavoli) allora riservati alle operazioni di banca erano situati al piano superiore del palazzo di San Giorgio, nella sala delle Congreghe generali e residenza dei notai; erano collocati tra l'ampio « banco » del tesoriere a destra ed i « banchi » adibiti alle operazioni della scritta camerale a sinistra, dirimpetto ai quattro banchi destinati alle colonne delle compere. Questa sistemazione era stata adottata con decreto dei Protettori 22 dicembre 1606: Scamna seu bancha omnia scribarum cartulariorum numerati, auri, pagarum et restantium pagarum, Consulatus et columnarum ac capserii harum comperarum, in quibus fere tota negotiorum ipsarum comperarumconsistit administratio, reducantur in aulam maiorem huius palalii et secus parietes dicte aule reponantur et aptentur fenestris versus mare respicientibus, vetriatis affixis et appositis iuxla dessignationem factam per multos illustres dominos Horatiutm Spinulam et Iohannem Thomam Olivam deputatos etc. ... ( A.S.G., pand. n. 18, San Giorgio: cancelleria, , n. 590.13.668 (ora 18,59013668).
[2] Vedi ad es. il decreto 4 agosto 1586 istitutivo del banco in oro: ... Ultra duo cartularia numerati que in magnifica domo teneri et scribi solent, instituatur aliud cartularium nuncupandum Cartulario di moneta d'oro del magnifico Officio di SanGiorgio (A.S.G., pand. n. 18, San Giorgio: cancelleria, , n. 590.12.659 [ora 18,59012659]); un altro esempio tra i tanti è costituito dai documenti relativi alla soppressione dei banchidi permesso, decretata il 5 settembre 1763, nei quali il termine « cartulario » è usato come sinonimo di « banco » (A.S.G., pand. n. 18 A, San Giorgio: primi cancellieri,, n. 978 [ora 180,00978]).