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Introduzione
Livello: Settore
Denominazione: Gran Consiglio delle compere
Numero delle unità: 22
Anni estremi: 1670-1796
Composizione: n. 1 serie
Denominazione delle serie: Varie
Ordinamento: le unità sono ordinate per anno di competenza

Il gran Consiglio delle compere era considerato l’organo rappresentativo dei luogatari e la massima autorità della Casa di San Giorgio, nel senso che gli era attribuita « tutta la possanza delle dette compere e di disporre delle cose di quelle come delle proprie e insomma tutta quella facoltà e baĺa che hanno e haveriano li partecipi, se tutti congregati insieme nelle cose pertinenti a dette compere convenissero in una medesima sententia e parere ». [1]
Secondo le leggi del 1568 era costituito da 480 luogatari, di cui 460 scelti tra quelli con almeno 10 luoghi e 20 componenti di diritto rappresentati dai Protettori, dai Precedenti e dai Sindacatori; dal 1692 l’assemblea fu infoltita con altre 20 unità costituite dagli ufficiali del 1444, dai Procuratori e dagli ufficiali del sale. La selezione dei 460 luogatari era fatta annualmente per impulso dei Protettori partendo dagli elenchi predisposti dal notaio della Secreta e contenenti i nomi di tutti i partecipi per 10 luoghi o più. Scartati i membri di diritto e gli inabili, i nomi degli altri erano sottoposti a sorteggio per cavarne 230; per scegliere gli altri 230 necessari a raggiungere il numero legale i luogatari residui erano esaminati singolarmente dai Protettori e sottoposti a votazione, risultando eletti quelli che avevano riportato almeno 5 voti favorevoli e, in caso di pareggio, i primi esaminati.
Il Consiglio si riuniva una o più volte l’anno, quando i Protettori dovevano consultarlo per questioni importanti e quando v’erano richieste finanziarie della Repubblica; l’assemblea era valida se erano presenti almeno 300 membri, ridotti a 200 dal 1632 e confermati in tale numero nel 1692 (ma con l’ammissione degli ufficiali del 1444, del sale e dei Procuratori), e deliberava di norma a maggioranza di 2/3, aumentata a 3/4 in casi particolari.
La sua autorità si esplicava appieno in occasione di richieste finanziarie della Repubblica, che dovevano essergli sottoposte dopo essere state approvate dai Protettori e sulle quali si riservava ogni decisione; per accoglierle occorrevano i 2/3 dei voti dell’assemblea, se erano istanze di prestiti, o i ¾, se di sovvenzioni; analoga maggioranza era necessaria se le richieste implicavano l’istituzione di nuove imposte o se si trattava di finanziare spese straordinarie per conto della Repubblica o delle compere. Sulle altre materie il Consiglio poteva intervenire solo quando lo richiedevano i Protettori e in tali casi le sue decisioni potevano assumere la forma di decreti perpetui; il carattere solenne conferito a tali deliberazioni non significa tuttavia che il ricorso dei Protettori al Consiglio fosse limitato ai « negotii ardui e importanti », come recitano le leggi del 1568, perché in realtà i decreti perpetui trattano sovente aspetti spiccioli della gestione quotidiana e problemi contingenti.


Giuseppe Felloni




[1] Leggi delle compere di S. Giorgio dell’eccellentissima repubblica di Genova riformate l’anno MDLXVIII, Genova, G. Pavoni, MDCII, p. 29.